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Dal
piano terra,
dopo i
chiostri,
dietro l'abside
della chiesa
di San Fermo,
si entra
nella piazza
pavimentata
di porfido
che nell'Ottocento
fu sede di
memorabili
feste con la
celebre Filarmonica
leonicena
diretta dal
maestro Angelo
Parodi. Limitata
sullo sfondo
dalla scalea
che porta
al parco,
a destra
dai locali
per la servitù e
il fabbricato
della Cavallerizza
e a sinistra,
sopra le
serre, dal
teatrino «C.
Goldoni».
Tutti
questi
locali
hanno subito
trasformazioni
radicali
fin dal tempo
dei Gesuiti;
il recente
restauro
non ha potuto
che prendere
atto di una
situazione
ormai gravemente
compromessa.
Se la perdita
della Cavallerizza
trasformata
in palestra
non è stata
grave per
la villa,
anche perché l'involucro
esterno con
i suoi finestroni
era rimasto
intatto,
particolarmente
dolorosa è stata
la distruzione
dell'interno
del teatro
che aveva
platea, loggia
e palcoscenico
e un soffitto
dipinto dallo
Scrosati. Il Marangoni
scrive di
un tondo
con la figura
della Fortuna,
non specificando
se su tela
o ad affresco.
Ora il locale privo
di ogni ornamento
serve come
sala di riunioni
o per il
cinema. Superata
la breve
gradinata
si può godere
in tutta
la sua ampiezza
il parco
di Villa
San Fermo,
celebrato
come uno
dei più belli
delle ville
italiane
dell'Ottocento.

L'idea
di mettere
a parco
tutto il
colle di
San Fermo
con gli eremi
dei Cappuccini
e di Santa
Colomba venne
al principe
Giuseppe
Giovanelli
che affidò i
grandi lavori
di progettazione
a Gaetano
Balzaretto «il
mago dei
giardini
milanesi».
Il Balzaretto
inventò la
scalea a
duplice rampa
che idealmente
collega la
villa all'abitato
sottostante
e sistemò ad
aiuole lo
spiazzo a
sud della
villa; il
resto è un
parco all'inglese,
romantico
e pieno di
suggestive
invenzioni,
come i sentieri
che si perdono
tra le alte
piante, aerei
ponticelli
e grotte
artificiali,
tutti collegati
da un ampio
viale percorribile
comodamente
in carrozza.
Dal
fiumicello
Brendola,
che scorre
lungo la
strada ai
piedi del
colle il
Balzaretto,
mediante
un bocchettone,
prese l'acqua
necessaria
a alimentare
il laghetto,
ora prosciugato,
molto romantico,
con la vicina
pista di
pattinaggio
circondata
da un anello
di acacie.
Il viale,
salendo la
costa del
colle, sbocca
in un largo
pianoro ove
su un alto
anello in
pietra sorgeva
il celebre
Cafèhaus,
una costruzione
orientaleggiantein
legno, distrutta
da una incursione
aerea ed
ora sostituita
da un gruppo
scultoreo
rappresentante
la Sacra
Famiglia.
Sul
versante
a mezzogiorno
del colle,
con ingresso
autonomo
dalla strada
comunale,
c'è l'antico
convento
dei Cappuccini,
ora lasciato
in completo
abbandono,
ma fin dal
tempo dei
Giovanelli
immesso nel
parco del
Balzaretto
come un rudere
romantico. Con
le rovine
della chiesa
secentesca
ad unica
navata e
del piccolo
convento
si notano
i resti del
cosiddetto
giardino
d'inverno
per la coltivazione,
delle piante
rare e preziose
che dovevano
abbellire
gli interni
della villa
entro preziosi
vasi di ceramica
provenienti
dalle più note
fabbriche
d'Europa.
Il parco
del Balzaretto,
impreziosito
da macchie
di conifere,
finiva presso
Santa Colomba,
sede di un
antico eremo
del tutto
distrutto
e sostituito
dalla fattoria
in stile
svizzero
costruita
dai Giovanelli
per i servizi
agricoli
di villa
San Fermo.
Scendendo,
si può ammirare
l'ingegnoso
sistema delle
pompe che
sollevavano
l'acqua dal
laghetto
artificiale
fino ai giardini
posti sui
vari ripiani
del colle.
Purtroppo
malattie,
parassiti,
il freddo
invernale
e disboscamenti
del tempo
bellico hanno
assai impoverito
l'idea originale
del Balzaretto,
che solo
di tratto
in tratto
si può cogliere
tra le nuove
piantagioni
di colore
diverso da
quello originale.
(da:
Remo
Schiavo
- VILLA
S.FERMO
DI LONIGO
- Guida
storico-artistica,
1988)
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