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Il
monumentale
ingresso
alla Villa
San Fermo prende il
nome dalle
statue dei
fiumi che
fanno corona
all'Italia
sulle arcate
dello sfondo.
L'idea è dovuta
allo scenografo
Francesco
Bagnara,
vicentino,
operante
in particolare
alla Fenice
di Venezia.
Al compimento
dell'opera,
avvenuto
come si rileva
dalla data
(1868) e
dallo stemma
Giovanelli
posto sotto
la statua
dell'Italia,
l'ingresso
prese un
significato
storico e
patriottico
che all'origine
forse non
aveva.
Il
Bagnara
pose ai limiti
della strada
due edifici
che richiamano
alla memoria
le 'torrette'
poste ad
ingresso
delle ville
vicentine,
che servono
da abitazione
del giardiniere
e del portinaio.
Il
gusto è quello
eclettico
del tempo,
che unisce
richiami
medioevali
e rinascimentali,
arricchito
di trafori
marmorei
e di sculture.
Un’alta
cancellata
con lo stemma
dei Giovanelli
congiunge
le due fabbriche.
Lo sfondo
della collina
viene usato
dal Bagnara
come se fosse
la cavea
di un teatro,
ove al posto
dei gradini
sta la scritta
in siepe
di bosso «San
Fermo» a
ricordo dell'antica
abbazia benedettina.
La cavea è limitata
dalla forte
loggia a
bugnato rustico
con le statue
dei fiumi
e dell'Italia,
opera di
un modesto
lapicida
locale che
rievoca le
antiche divinità fluviali
sdraiate,
e con un
otre tra
le mani,
da cui doveva
sgorgare
l'acqua.
L'Italia,
al centro,
con la corona
turrita,
richiama
le immagini
della Dea
Roma. Il
gusto romantico
del Bagnara
esige la
presenza
delle piante
e delle piccole
grotte che
con le scale
divergenti
s'inerpicano
sulla costa
del colle.
Un
altro
ingresso
della villa,
che di solito
veniva usato
dai frequentatori
della chiesa,
si apre in
via San Fermo.
La strada,
ancora oggi
selciata,
ma anticamente
gradinata,
si apre un
varco tra
gli altissimi
muraglioni
che sostengono
il terrapieno
per condurre
ad un piccolo
spiazzo da
dove parte
la scalea
limitata
da edicole
con medaglioni
di Santi
e Sante venerati
a Lonigo.
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