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Lodovico
Pavoni (1784-1849):
una vita
spesa per
i giovani
Lodovico
Pavoni nacque
a Brescia
l'11 settembre
1784, primogenito
di una nobile
e ricca famiglia.
Fin da ragazzo
rivelò,
accanto ad
un'intelligenza
acuta e ad
un ingegno
vivace, una
profonda
sensibilità d'animo.
L'ottima
formazione
cristiana
che i genitori
lo aiutarono
a raggiungere
favorì in
lui lo sviluppo
di un'attenzione
particolare
ai bisogni
dei ragazzi
e dei giovani
di condizione
povera. Molte
volte fece
dono dei
suoi abiti
ai bisognosi
che incontrava
per strada
o che bussavano
alle porte
del suo palazzo.
Durante l'estate,
che trascorreva
nella tenuta
di campagna
ad Alfianello,
radunava
i figli dei
contadini
per istruirli
nel catechismo
e per insegnare
loro a leggere
e a scrivere.
Gli
anni a
cavallo
tra il 1700
e il 1800
furono particolarmente
difficili
per l'Europa
e per l'Italia:
dopo la rivoluzione
francese,
l'esercito
di Napoleone
e quello
austriaco
calpestavano
il suolo
italiano,
seminando
ovunque rovine,
miseria ed
orfani. Con
la decadenza
della nobiltà e
la crescita
della borghesia,
con la scoperta
di nuove
fonti di
energia,
si stava
profilando
all'orizzonte
la rivoluzione
industriale.
In questa
situazione,
Lodovico
Pavoni maturò la
sua vocazione
di consacrarsi
totalmente
al Signore
come sacerdote,
per mettersi
a disposizione
dei più poveri.
Abbandonò lo
sport della
caccia e
l'hobby della
pittura e
si preparò seriamente,
nello studio
e nella preghiera,
all'ordinazione
sacerdotale,
che avvenne
il 21 febbraio
1807. Lodovico
Pavoni aveva
23 anni.
Subito dimostrò la
sua predilezione
per la cura
dei ragazzi
poveri e
abbandonati,
fondando
e animando
un oratorio,
dove raccoglieva
i ragazzi
che si vergognavano,
per la loro
misera condizione,
di frequentare
gli altri
oratori.
Nel 1812
il vescovo
di Brescia,
mons. Gabrio
Nava, lo
scelse come
suo segretario,
senza impedirgli
di continuare
e sviluppare
l'apostolato
tra i ragazzi.
Nel 1818
mons. Nava
nominò don
Lodovico
Pavoni (aveva
appena 34
anni), canonico
del duomo
e Rettore
della Chiesa
di S. Barnaba,
perché potesse
dedicarsi
con maggior
disponibilità di
tempo all'opera
che stava
maturando
in favore
degli orfani
avviati al
mondo del
lavoro. L'oratorio,
infatti,
non risultava
sufficiente
per i ragazzi
privi di
famiglia;
bisognava
offrire loro
una casa.
Il Pavoni
allora, accanto
all'oratorio,
fondò un «istituto»,
che diventò famiglia
per i ragazzi
che l'avevano
perduta o
non l'avevano
mai avuta.
Ma non solo:
gli ambienti
di lavoro
erano luoghi
dove i ragazzi
venivano
sfruttati
da padroni
senza scrupoli
e dove adulti
senza coscienza
insegnavano
loro a bestemmiare
e a parlare
sporco. Perciò nel
suo istituto
il Pavoni
organizzò anche
la scuola
e i laboratori,
dove i ragazzi
potevano
imparare
un mestiere
per inserirsi
nella società formati
non soltanto
a livello
umano e cristiano,
ma anche
a livello
professionale.
Dal
1821 l'istituto
di S. Barnaba
iniziò il
suo sviluppo,
per accogliere
un numero
sempre crescente
di orfani.
Per essi
il Pavoni
consacrò tutto
se stesso
e i suoi
beni. Li
educò con
amore, favorendo
la loro formazione
secondo le
doti di ognuno.
Al primo
laboratorio,
quello di
calzoleria,
se ne aggiunsero
man mano
diversi altri,
fra i quali
spiccava
la tipografia,
nella quale
il Pavoni
stampò un
grande numero
di opere
che contribuirono
alla diffusione
della sana
cultura e
del messaggio
cristiano.
Nell'istituto
del Pavoni,
in S. Barnaba,
nacque dunque
la prima
scuola professionale
d'Italia;
i suoi ragazzi
per primi
furono chiamati,
ben a ragione,
gli artigianelli.
Nel
1836 scoppiò in
Brescia il
colera. Il
Pavoni accolse
nell'istituto
i figli dei
genitori
che avevano
perso la
vita per
l'epidemia,
tanto da
raddoppiare
il numero
dei ragazzi
ricoverati.
Grande fu
sempre la
sua fiducia
n'ella Provvidenza
di Dio, che
non gli venne
mai meno.
Per portare
avanti la
sua opera
in favore
di tanti
ragazzi bisognosi,
don Lodovico
Pavoni non
risparmiò nessuna
fatica, lavorando
senza soste
dovunque
ce ne fosse
bisogno.
La sua vita
fu un prodigio
di attività. «Pareva
nato per
fare tutti
i mestieri» (G.
Baldini).
A chi gli
consigliava
qualche tempo
di riposo,
per non rischiare
di rimetterci
la salute,
era solito
rispondere: «Ci
riposeremo
in Paradiso».
Nel 1841
il Pavoni
accolse nell'istituto
di S. Barnaba
anche i sordomuti.
Per essi
ebbe una
speciale
predilezione,
procurando
di istruirli
ed educarli
alla vita
ed al lavoro,
secondo le
loro particolari
necessità.
Nello stesso
anno, dando
fondo ad
ogni sua
risorsa,
comprò il
convento
di Saiano,
paese a 12
chilometri
da Brescia,
per farne
una «colonia
agricola» da
affiancare
all'istituto
di S. Barnaba.
Là raccolse
una parte
dei suoi
ragazzi e
dei sordomuti,
che non si
sentivano
di imparare
un mestiere,
per educarli
attraverso
il lavoro
dei campi.
Il convento
di Saiano
sarebbe diventato
anche il
luogo del
noviziato,
adatto a
preparare
coloro che
avrebbero
collaborato
con lui nel
continuare
e dilatare
l'opera di
carità alla
quale aveva
dato inizio.
Il
progetto
di fondare
una Congregazione
religiosa,
composta
di sacerdoti
e di laici
coadiutori
consacrati
al Signore
per cooperare
all'educazione
religiosa
e professionale
dei ragazzi
in stato
di bisogno,
potè attuarsi
soltanto
dopo alcuni
anni di faticose
richieste
volte ad
ottenere
il permesso
dal governo
austriaco,
necessario
per avere
quello della
Santa Sede.
Finalmente,
l'8 dicembre
1847, il
progetto
che il Signore
aveva ispirato
nel cuore
del Pavoni
trovò la
sua realizzazione.
Con la professione
religiosa
di padre
Lodovico
Pavoni e
dei suoi
primi collaboratori
(due sacerdoti,
due chierici
e tre laici)
nacque la
Congregazione
dei «Figli
di Maria
Immacolata»,
il primo
nucleo degli
Artigianelli
Pavoniani.
Alla Madonna
Immacolata
padre Pavoni
dedicò la
sua famiglia
religiosa,
perché in
Maria sempre
riconobbe
la celeste
ispiratrice
e la speciale
protettrice
della sua
opera. Il
Pavoni potè dare
inizio ma
non riuscì a
consolidare
il cammino
della sua
Congregazione,
perché il
Signore ben
presto lo
chiamò a
sé.
Il
23 marzo
1849 scoppiò la
rivolta di
Brescia contro
gli Austriaci.
Fu l'inizio
delle «dieci
giornate».
Il Pavoni,
per salvare
dal pericolo
i suoi ragazzi
di S. Barnaba,
li trasferì tutti
a Saiano.
Li accompagnò,
camminando
a piedi con
loro, sotto
la pioggia.
La fatica
di quel viaggio
lo portò in
pochi giorni
alla morte,
avvenuta
a Saiano
il primo
di aprile,
l'ultima
delle «dieci
giornate».
Subito
dopo la
morte del
Fondatore,
la Congregazione
conobbe momenti
difficili,
ma, con l'aiuto
di Dio, riuscì a
sopravvivere
e a svilupparsi.
Oggi i religiosi
Pavoniani
continuano
l'opera iniziata
da padre
Pavoni in
favore dei
giovani,
soprattutto
di quelli
in difficoltà,
non soltanto
in Italia,
ma anche
in Spagna
(per il recupero
dei tossicodipendenti),
in Brasile
(dove i bisogni
sono immensi),
in Messico,
in Colombia
ed in Etiopia
(al servizio
dei più poveri).
Hanno moltiplicato
istituzioni
di carattere
educativo
assistenziale
e professionale
scolastico,
anche per
la formazione
dei sordi,
specialmente
con un'opera
d'avanguardia
a Brasilia.
Con l'editrice
Ancora, e
con le librerie
filiali,
raccolgono
l'eredità del
Fondatore
nell'azione
di diffusione
della verità.
Nella pastorale
parrocchiale
e nei centri
giovanili
dilatano
gli ideali
di padre
Pavoni, che
conservano,
nonostante
il passare
degli anni,
un'attualità e
una lungimiranza
eccezionali.
Papa
Pio XII,
il 5 giugno
1947, ha
decretato
l'eroicità delle
virtù cristiane
di Lodovico
Pavoni, proponendo
a tutta la
Chiesa la
sua figura
come modello
di vita: «Ricco
com'era,
si fece povero,
imitando
Cristo, poiché donò tutto
il suo patrimonio
a vantaggio
della Congregazione
e dell'Istituto,
abbracciando
povertà di
vita e professando
i voti religiosi.
Mirabili
furono in
lui lo spirito
di orazione,
l'umiltà profonda,
la castità perfetta,
il durissimo
tenore di
vita, la
vigile prudenza
congiunta
ad una illimitata
fiducia nella
Divina Provvidenza».
La figura
del venerabile
Lodovico
Pavoni, grande
educatore
dei giovani
e pioniere
dell'istruzione
professionale,
si colloca
a buon diritto
nella schiera
di altri
nomi universalmente
più conosciuti.
Per la sua
dedizione
ai ragazzi
fu chiamato
un nuovo
san Filippo
Neri; per
la fondazione
dell'Istituto
e della Congregazione
si deve ritenere
precursore
di san Giovanni
Bosco; per
la sua fiducia
nella Provvidenza
di Dio fu
perfetto
imitatore
di san Giuseppe
Cottolengo.
La sua figura
e la sua
opera sono
state un
grande dono
di Dio alla
Chiesa e
all'umanità per
i giovani
del suo tempo
e di sempre.
P.
Lodovico
Pavoni è stato
proclamato
Beato - a
Roma da Giovanni
Paolo II
- il 14 Aprile
del 2002
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