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Le
origini della
chiesa si
perdono negli
anni antecedenti
il Mille.
Rifatta in
epoca romanica,
deve aver
subito nuove
trasformazioni
e aggiunte
verso la
fine del
Quattrocento,
quando era
aperto a
Lonigo il
cantiere
della Madonna
dei Miracoli.
Dalle
mappe del
Settecento,
conservate
in Comune,
la chiesa
appare ad
unica navata,
arricchita
di varie
cappelle
nell'abside
e sul fianco
meridionale.
Per ovviare
a questo
pittoresco
disordine
il principe
Andrea Giovanelli
volle il
rinnovamento
completo
della chiesa,
o meglio
la sua ricostruzione
su disegno
dell'architetto
Antonio Zanella.
Innumerevoli
memorie del
passato caddero
così nell’oblio,
anche se
lo Zanella
volle ripetere
lo schema
dell’antica
chiesa, a
unica navata
con transetto
e cappelle
absidali,
usando vari
frammenti
scultorei
di portali
ed altari.
Nella
ricostruzione
non venne
ripristinato
il coro pensile che i canonici
di San Giorgio
in Alga avevano
voluto a
metà della
navata. La
porta a mezzogiorno è una
copia di
quella maggiore,
ricca di
una decorazione
scultorea di gusto
rinascimentale perfettamente
inserita
nello stile
che lo Zanella
diede all'edificio.
Le ampie
finestre,
le paraste
e la fascia
di gronda
che ornano
il fianco
meridionale
e l'abside
della chiesa
furono compiute
da maestranze
locali con
grande finezza
e precisione.
Il campanile
che si alza
sulla piccola
abside della
cappella
di Sant’Orsola è chiaramente
quello romanico,
almeno fino
alla cella
campanaria.
La
porta maggiore
che si apre
nel giardino
dei principi
presenta
una bellissima
decorazione con testine
di angeli,
rosoncini
e, sull'architrave,
l'immagine
dell'Eterno
Padre. Completamente
rinnovato
l'elegante
rosone strombato
che dà luce
alla navata.
L'interno è a
croce latina
in stile
primo Rinascimento
veneto lombardo.
Sopra la
porta maggiore
c'è la
loggia
dei principi comunicante
con il piano
nobile della
villa; sopra
le altre
due porte
del transetto
due piccole
cantorie
non praticabili.
Lungo la
navata sono
appesi quadri
e pale della
raccolta
dei religiosi
pavoniani;
in particolare è da
notare, a
sinistra,
una piccola
pala con
la Visitazione
di Maria
ad Elisabetta,
di ignoto
autore ma
per il ricco
colore attribuibile
a scuola
veneta tardo
cinquecentesca;
segue la
Chiamata
dei figli
di Zebedeo,
di ignoto
autore settecentesco,
fredda e
a volte goffa
rappresentazione
della scena
evangelica
in riva al
lago di Tiberiade.
Bellissima
la cappella
dell'Immacolata nel braccio
destro del
transetto,
ove la disposizione
dei marmi,
la elegante
decorazione
in stucco
delle pareti
e la fine
volta dipinta
rivelano
il gusto
ottocentesco
della villa.
Sulla mensa
la statua
dell'Immacolata, capolavoro
dello scultore
veneziano
Luigi Borro.
La giovinetta,
colta in
un momento
di estatico
raccoglimento
ricorda figure
tiepolesche
nella elegante
posa delle
mani e nel
ricco abbigliamento,
perfetta
la resa del
serpente
che morde
la mela.
A sinistra
dell’altare,
si trova
il monumento
della Fede
dedicato
al principe
Andrea Giovanelli.
La statua,
opera fredda,
compassata
ma nobile
del canoviano
Luigi Ferrari,
deriva dalla
statua della
Religione
che il Canova
aveva ideata
per la basilica
di S. Pietro
in Vaticano.
Di fronte,
il busto
del pontefice
Pio IX, amico
del Principe.
Sempre lodata
per la felice
rappresentazione
del vero, è opera
egregia dello
scultore
veneziano
Antonio Dal
Zotto.
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